Archivio per Marzo 2009

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Dimmi quanto navighi e ti diro’ quanto inquini

Marzo 30, 2009
Google verde

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Google è verde? Oppure inquina? Da oggi è possibile calcolare l’impatto ambientale del Web. (Foto © ti.mo)
Anche navigare su Internet fa male al pianeta: una recente ricerca di Gartner ha quantificato l’impatto ambientale dell’utilizzo della Rete. Siamo tutti inquinatori? (Alessandro Bolla, 12 gennaio 2009)
Quante ricerche fate ogni giorno sul web? Dieci? Venti? Se ci tenete davvero all’ambiente cercate di limitarvi: ogni volta che cliccate su un motore di ricerca, ma anche su ogni altro sito web, producete CO2 e contribuite all’inquinamento del pianeta. Questa inquietante affermazione è dei ricercatori di Gartner Group, un istituto di ricerca americano, che ha quantificato in 0,2 grammi al secondo le emissioni di anidride carbonica generate dalla navigazione su Internet, o, più precisamente, dall’utilizzo del combustibile necessario alla produzione della corrente elettrica impiegata per alimentare pc, monitor e server vari. Insomma, utilizzare Internet per 15 minuti al giorno, secondo il dottor Alex Wissner-Gross, fisico dell’Università di Harward responsabile della ricerca, produrrebbe circa 7 grammi di CO2, la metà di quelli generati per preparare un paio di tazze di tè. Ma molte aziende smentiscono questo dato: Google per esempio, ha dichiarato alla stampa che, in media, l’energia necessaria per effettuare una ricerca (la cui durata complessiva, tra apertura del sito e lettura dei risultati è di circa 30 secondi) è di 1 kj, più o meno quella consumata da un uomo adulto in 10 secondi, che si traduce in un’emissione complessiva di circa 0,2 grammi di CO2. In attesa di capire chi ha ragione, e visto che del pc non si può fare a meno, un buon suggerimento potrebbe essere quello di andare in ufficio o a scuola a piedi: si fa moto, non si inquina e si ritrova la linea. Dopo le feste potrebbe non essere male.

FONTE:  Focus.it

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La casa? Di carta e arredata con la carta

Marzo 30, 2009
La casa di carta

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Ecologica, resistente, impermeabile… e tutta di carta. Viene dalla Svizzera. (Foto © Wall AG)
Una casa di carta, ecologica e a basso costo, promette di risolvere i problemi di abitazione nelle zone colpite da calamità, ma anche dei paesi più poveri. Ma con la carta si fa di tutto: anche mobili e lampade di tendenza. (Alessandro Bolla, 3 febbraio 2009)

Siete dei fanatici dei mobili Ikea? Passate i week-end a litigare con brugole e istruzioni in svedese? Da oggi potete fare di più: comprarvi in scatola anche la casa. Ecologica e a basso costo, è uno speciale bungalow di circa 15 metri quadri prodotto dalla svizzera Wall AG. Costa meno di 5.000 euro. Com’è possibile? Semplice: è fatta interamente di carta riciclata. E nonostante questo è calda, ben isolata, resistente e dotata di ogni comfort.
CUORE SVIZZERO Il materiale di base è lo swisscell, ottenuto dalla carta riciclata e dal cartone, impregnato con una speciale resina e preformato in cellule esagonali, come le celle di un alveare. La produzione della casa di carta è estremamente economica, così come la sua spedizione via nave o aereo. Gerd Niemöller, ideatore di questo singolare progetto, spiega che il suo obiettivo era quello di mettere a punto un prefabbricato che in poco tempo e a costi ridotti potesse essere impiegato nelle zone più povere del mondo o in caso di disastri naturali. Nella casa-origami trovano posto 8 letti, una delle pareti è completamente apribile per assicurare luce e ricambio d’aria ed è dotata di attacchi per acqua ed energia elettrica.

Lampade Jordy Fu

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Lampade di design in carta. Ecologiche ma non proprio economiche. (© foto Jordy Fu)
ARREDI DI CARTA
E con cosa arredare la casa di carta se non con mobili, porte e stoviglie fatte con lo stesso materiale? L’idea è di un’azienda del Minnesota che a partire da vecchi giornali e riviste ha realizzato lo ShetkaSTONE, un pannello da costruzione resistente come la pietra ma di origine interamente cartacea e assolutamente ecologico. Può essere incollato, forato, inchiodato, avvitato come i comuni materiali impiegati in edilizia e nell’industria del legno. Ma come illuminare la casa di carta arredata con mobili di carta? Ovvio, con la lampada di carta (riciclata). L’ha realizzata Jordy Fu, una designer londinese, che taglia nella carta dei curiosi paralumi a forma di nuvola, leggeri ed evanescenti tranne che nel prezzo: le sue creazioni costano infatti tra i 120 e 400 euro.
L’APOTEOSI DEL RICICLO Ma la carta riciclata non si fa solo a partire dai giornali vecchi: qualcuno la produce a partire da materiali molto meno nobili, come gli escrementi d’elefante. Sì, avete capito bene. La Great Elephant PooPoo Paper Company raccoglie la sua materia prima nei grandi parchi africani e ne estrae la fibra che viene utilizzata per produrre carta da lettera, buste, quaderni e bloc notes. Disgustoso? Forse, ma anche utile, visto che i ricavi dell’azienda vengono impiegati per finanziare la protezione dei pachidermi.

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Time stila il brutto della moda

Marzo 30, 2009

La moda si sa è bel vestire e bel presentarsi; ma è anche capriccio che deve difendere fantasia ed estro, come la Prima Ministra delle Filippine che dichiarava a suo tempo che quando capitava di doversi fare una capatina tra i poveri del suo paese ci metteva si e no due ore solo per scegliere quale tra le duemila paia di scarpe indossare. O i capricci ministeriali della Presidentessa dell’Argentina che indossò in un sol giorno cinque abiti diversi tutti costosissimi; niente male se si pensa che quel giorno erano riuniti i potenti della terra a discutere sulla fame nel mondo seduti dinnanzi ad un tavolo imbandito di caviale e champagne. Adesso per queste storie di malamoda si tira un freno; primo passo lo fa il Time di New York che stila una graduatoria sui “falsi passi d’eleganza e trascina nella rete delle figuraccie mondiali Anna Wintour la direttrice di Vogue musa ispiratrice de’ ‘Il Diavolo Veste Prada’.
A maggio di quest’anno infatti la direttrice si presentò al Gala del Constume Institute di New York con un abito firmato Karl Lagerfeld intarsiato di molluschi e crostacei: esito, una specie di sconfitta del buon gusto e un primo posto tra i peggiori della storia della moda mondiale.

FONTE: 4yougratis.com

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EMO: La nuova generazione dei Teenager…

Marzo 11, 2009

Descrivere tutto ciò che è associabile allo stile emo è, dobbiamo ammetterlo, veramente difficile. Ci siamo documentati a fondo sui cosiddetti “emo kid”, abbiamo letto molto di ciò che li riguarda (e che magari riguarda anche voi), della musica che ascoltano, di ciò in cui credono. E abbiamo notato che tutto quello che è disponibile in rete è alquanto succinto e superficiale. Noi, in questo articolo vogliamo approfondire un po’ di più lo stile emo. Ma prima di tutto è giusto chederci e chiedervi: lo stile emo, si può definire solamente “stile”?

Secondo noi no. Non si tratta semplicemente di un modo di vestirsi. Lo stile emo ha, infatti, radici abbastanza profonde. La cultura emo è particolarmente radicata nella musica, in particolare è stata per anni considerata come un sottogenere di un’altro tipo di musica: la musica punk. Gli anni a cui ci riferiamo sono gli anni ‘80. Anni amati e odiati e anni in cui molti di voi non erano ancora nati. Ebbene, la musica punk che ha avuto il suo apice alla fine degli anni ‘70 si è trasformata negli anni ‘80 creando una miriade di sottogeneri e sottoculture. Tra questi sottogeneri e sottoculture, si era particolarmente distinta la musica di Washington DC. Nacquero a metà degli anni ‘80 una miriade di band, alcune delle quali divennero davvero famose.

Stiamo parlando, per i cultori della storia della musica, degli Embrace (che ebbero un ottimo successo tra il 1985 e il 1986 con un solo album dal titolo embrace) e dei Rites of Spring. Questi ultimi, diventati famosi per le loro performace dal vivo veramente sconcertanti, sono considerati dalla critica i “fondatori” del genere musicale emo. Per voler essere più precisi, i critici sono concordi nel dire che fu il primo “vagito” del genere definito “emotional hardcore”. Come ben sapete, se i critici si trovano concordi nell’affermare una cosa, allora i diretti interessati non possono fare altro che negare e rifiutare l’etichetta emo (o meglio rifiutarono l’etichetta emotional hardocore). Comunque sia, i Rites of Spring sono una netta spaccatura con il sottogenere punk hardcore di quegli anni ‘80. Mentre nei testi delle canzoni punk hardcore le band esprimevano generalmente giudizi su governo ed economia, mettendo in evidenza i contrasti di una società opulenta (quella americana e anglosassone) ma al limite del tracollo per problemi legati a tensioni sociali e generazionali, nei Rites of Spring il testo delle canzoni è veramente inusuale perchè ispirato a sentimenti personali che riguardano in maniera indiretta la società e il governo. Ci resta come esempio della musica di questo primordiale gruppo emotional hardcore l’album d’esordio “Rites of Spring”.

Anche i Rites of Spring si sciolsero nella seconda metà degli anni ‘80. Alcuni membri confluirono in altre band. Emblematico è l’esempio dei One Last Wish, formati, tra l’altro, da un membro dei Rites of Spring e degli Embrace. Anche la band One Last Wish, sebbene le promettenti premesse, si sciolse ben presto. A quanto pare, il destino che accomuna tutte queste band etichettate come “emotional hardcore” è uno straordinario exploit come primo album d’esordio e la breve durata. Si tratta di certamente di un fattore negativo, la breve durata, ma la miriade di band che si formavano e riuscivano a pubblicare (quelli che allora si chiamavano album ed lp) era ed è comunque un elemento positivo: il panorama musicale di Washington DC era fervido di idee. Talmente fervido che a metà degli anni ‘90, il sottogenere musicale emotional hardcore tornò alla ribalta. Gli artefici di questo successo? In primo luogo la band dei Fugazi.

Quindi, cosa abbiamo dimostrato con le nostre osservazioni? Il genere emo è un’evoluzione del genere punk, che ha subito varie ed interessanti influenze. Emo come sinonimo di emozione, è stata la definizione di molti gruppi i cui testi sono caratterizzati da una ricerca introspettiva che si distingueva dal passato. Quindi, emo non è semplicemente uno stile di abbigliamento. Ha radici culturali profonde che si intrecciano negli ultimi 20 anni.

E’ in corso una specie di campagna denigratoria nei confronti dei cosiddetti emo kid, i ragazzi e le ragazze che, sempre più numerose, si avvicinano alla cultura emo. Le band musicali che abbiamo citato possono piacere o non piacere. Ci sembra infantile denigrare deliberatamente chi segue uno stile di vita diverso dal proprio, soprattutto adducendo come motivo l’abbigliamento o le tendenze suicide che dovrebbero accumunare tutti gli emo. Non neghiamo che vi siano stati episodi in tal senso, non neghiamo che alcuni si feriscano i polsi con lamette, rasoi o forbici deliberatamente. Ma attenzione, il fenomeno emo non è solo questo. Significa prediligere un particolare genere musicale, prediligere l’introspezione personale nei testi. Ma soprattutto essere emo non è solo abbigliamento esteriore. Gli emo kid (ma anche le emo girl, che ci hanno dimostrato di essere numerosissime!) hanno sicuramente una tipologia di abbigliamento in cui si riconoscono. L’abbigliamento emo nasce sulle basi della moda da strada degli skater americani. Scarpe da Skater di marca Vans o Converse All Stars. A dimostrare il crescente interesse per l’abbigliamento e gli accessori di marca per lo stile emo, recentemente la ditta Vans produce scarpe da skater arricchite da piccoli teschietti, stelline e vampiri. Sì, perchè i teschi, le stelline e i vampiri sono simboli dello stile emo! L’associazione emozione/morte con il teschio è presto fatta! Ma per quanto riguarda le stelline dovremmo sicuramente approfondire! E poi, per proseguire con l’abbigliamento emo/skater, possiamo ricordare i jeans. Skinny. Di qualche taglia inferiore alla propria. E jeans dalla fattura femminile anche per gli emo boys. Altro capitolo a parte è l’acconciatura o capigliatura che dir si voglia. Il tipo di acconciatura più gettonato dai ragazzi emo è il caschetto. Con i capelli molto lunghi quasi a coprire gli occhi, meglio se “tirata” da un lato. Di derivazione punk sono poi i colori da prediligere per i capelli: il nero lucido con qualche spruzzo di colore. C’è chi lo definisce una botta di vita. E poi possiamo segnalare, oltre alle pettinature, il trucco marcato anche nei ragazzi.

 

FONTE: fashionteen.info

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Allarme Anoressia Per Paris Hilton?

Marzo 11, 2009

Paris Hilton non ha mai smesso di far parlare di se’, ma stavolta non si tratta di una delle sue solite “trovate” per attirare l’attenzione. I fan dell’ereditiera sarebbero infatti preoccupati per la salute della loro beniamina che in breve tempo ha perso parecchi chili. Sono tante le foto scattate a Paris in cui salta particolarmente all’occhio il suo cagionevole stato di salute tanto da far pensare ad un “allarme anoressia”. Chissa’ se si tratta solo di un periodo o invece se e’ davvero il caso di preoccuparsi.

FONTE:  Sologossip.com

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Le Assicurazioni Sulle Parti Del Corpo Dei VIP

Marzo 11, 2009

Altro che le comuni assicurazioni sulla vita tanto di moda negli States! Qui si parla di polizze sulle parti del corpo che costituiscono la rendita principale dei vip! Nel Bel Paese sono molti i vip scettici che rinunciano a questo tipo di garanzia per il futuro ma a investire sul proprio corpo ci hanno già pensato invece Monica Bellucci che ha assicurato il proprio seno per 6 milioni di euro, ben sei volte il valore stimato dai broker assicurativi per l’intera Valeria Marini! Ha già riscosso invece il ricco premio Gina Lollobrigida, da anni sottoposta a regolari misurazioni di distanza fra il seno e l’ombelico nell’attesa di superare la soglia di riscossione. Le società di brokeraggio esorcizzano le paure delle star italiane e lanciano valutazioni milionarie: se l’attore porno Rocco Siffredi volesse assicurare il proprio “strumento di lavoro” la valutazione è di un milione di euro come premio assicurativo. La società di ricerche Eta Meta Research ha stilato una vera e propria classifica: il polso di Valentino Rossi vale 12 milioni di euro, la voce di Fiorello 10 milioni, l’udito di Riccardo Muti 10 milioni, il sorriso di Vanessa Incontrada ben sei milioni. In realtà ci sono molti che preferiscono non dichiarare il valore del proprio “patrimonio”: «Pochissimi sono però disposti a rivelarlo», precisa Luca Franzi, broker di una società milanese, «Sarebbe come dichiarare il proprio reddito. Il valore di queste assicurazione, infatti, si calcola sul guadagno degli ultimi due o tre anni». I vip d’oltreoceano sembrano invece molto fiduciosi in questo genere di investimenti! Bruce Springsteen pare sia terrorizzato dall’idea di perdere la sua bellissima voce, tanto da decidere di assicurarla dall’istituto Lloyd’s di Londra alla cifra di 5 milioni di euro! La portoricana tutta curve Jennifer Lopez ha già assicurato da qualche anno il suo amatissimo fondoschiena per 2 miliardi di dollari. Cedimenti strutturali futuri, saranno ben ripagati all’attrice-cantante. L’affascinante John Travolta pare sia invece ossessionato, come tantissimi uomini, dal trauma della calvizia. Proprio per questo ha assicurato la sua chioma per 2 milioni di dollari in caso di perdita totale di capelli. Heidi Klum, una delle modelle più pagate al mondo, ha invece assicurato le sue lunghe gambe che le permettono di sfilare in passerella e di guadagnare cifre record. Nel caso di eventuali danni alle gambe, Heidi incasserebbe un milione e mezzo di dollari. Il leader dei Rolling Stones, Mick Jagger non tradisce la sua fama di personaggio eccentrico, assicurando i suoi genitali per 1 milione e mezzo di euro. Un atto compiuto a dispetto delle sue ex fidanzate, che avevano ironizzato sulle sue dimensioni. La pantera nera delle passerelle, Naomi Campbell, ha invece assicurato naso, seno e glutei per 2 milioni e mezzo tutelandosi in caso di danni, che data la sua vita movimentata e il suo caratterino potrebbe sempre tornarle utile. Il sexy calciatore Beckham ha risolto il problema della scelta della parte anatomica da assicurate optando per un pacchetto completo. Ha infatti assicurato l’intero corpo per per 100 milioni di sterline.

FONTE: Newsglamour.it

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Accessori stravaganti

Marzo 11, 2009

Per la prossima stagione sono di moda ancora gli accessori , ma questa non sarebbe una novità, tutti i grandi brand hanno proposto accessori particolari e stravaganti per un look con un pizzico di eccentricità. Ives Saint Laurent completa il look con grandi bracciali in rame con una maxi stella centrale, Chanel e Max Mara impreziosiscono l’abito con spille a forma di grande fiocco ricoperta di cristalli. Le scarpe di louis Vuitton o di Donna karan sono altissime in raso o in pizzo con tacchi sculture o con zeppe in legno o trasparenti. Zeppe scavate per Pucci, tacchi gioiello da conservare in cassaforte, ballerine in rettile per D & G, manicotto in pelliccia per Hermes, ed anche portachiavi a forma di maschere per Miu Miu. Tutti accessori che rendono originale anche l’abito più banale e scontato, per creare un total look personalizzato, al passo con i tempi, ma che non cade mai nel cattivo gusto. Basta scegliere quello adatto alla propria personalità, facendosi trasportare da un pizzico di fantasia. Accessori da abbinare a piacere per essere in armonia con se stessi elaborando la propria immagine al di la di quello che la moda propone.

FONTE: Modanotizie360.it